Titanic – La saga dell’egoismo

23/01/2026 Uncategorized

Titanic, Titanic…
quando ti ho visto la prima volta, molti anni fa, forse non ero ancora maggiorenne, mi eri persino piaciuto.
Poi cresci.
E quando cresci, certe cose iniziano a puzzare, proprio come sicuramente puzzava Jack.

Suvvia.

Hai presente quando passi una vita intera ad amare una persona, ci vivi assieme, le resti accanto per decenni, e quella persona, sul punto di morire, pensa ancora a quella notte: un uomo conosciuto per caso, probabilmente poco avvezzo all’igiene, una botta sul sedile di una macchina, e poi lui muore.

Ecco cos’è Titanic.

E poi, invece di fare un bellissimo regalo a chi ti ha curato per ottanta, novant’anni,
invece di un rendimento di grazie verso chi ti ha davvero voluto bene,
cosa fai?

Butti la tua eredità in mezzo al mare.

Non per necessità.
Non per giustizia.
Ma per una non meglio dichiarata ventata di femminismo tossico, egoismo romantico e, a ben vedere, nessuna virtù positiva.

Ecco cos’è Titanic.

La recensione potrebbe terminare qui.
Ma non sarei caustico se non continuassi a dare un tocco di realismo a quell’aura romantica e nauseabonda che permea un film, tutto sommato, anche ben riuscito.

Lo scopo principale è ovviamente quello di far piangere.
E ci riesce.
Con tutti coloro che, guarda caso, non si mettono a pensare.

Del resto il film non vuole far pensare.
Vuole commuovere, anestetizzare, sostituire il giudizio con il nodo alla gola.
E funziona proprio perché evita accuratamente qualsiasi riflessione su quanto sopra menzionato.

Ed è anche per questo che Titanic è così amato.

A rendere tutto ancora più efficace — e quindi più discutibile — ci pensa James Horner.
Non con una colonna sonora, ma con una strategia.

Archi lenti, temi ripetuti fino allo sfinimento, progressioni emotive telefonate:
Horner non accompagna le immagini, le precede.
Ti dice quando commuoverti, quanto commuoverti, e perché farlo.

È musica che non nasce dalla scena, ma le si appiccica addosso come una siringa emotiva.
Funziona. Certo che funziona.
Proprio come funziona qualsiasi stimolo progettato per bypassare il pensiero.

Non è una colonna sonora che eleva il racconto:
è una che lo copre, impedendogli di essere messo in discussione.

Ed è anche grazie a questo che Titanic riesce a sembrare profondo
mentre, in realtà, evita accuratamente di esserlo.

E comunque il musicista con i baffi assomiglia troppo al Maestro Cannello, ve lo ricordate?

E come ultima, ultimissima critica:

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